![]() |
||||
|
...panoramica offerta dalla mostra "L' immagine di sé, il ritratto fotografico tra Ottocento e Novecento" allestita alla Lanterna magica di via Goethe 43 fino al 7 agosto. In esposizione fotografie dell' archivio della galleria e delle collezioni di... l. n. — 01 giugno 2010 — pagina 12 — sezione: PALERMO UN SECOLO E MEZZO DI RITRATTI D' AUTORERepubblica — 28 maggio 2010 pagina 19 sezione: PALERMO Quando, già negli anni Quaranta dell' Ottocentoe quindi a pochissima distanza dalla sua nascita ufficiale, la fotografia inizia a mettere in posa davanti all' obiettivo le figure di aristocratici e borghesi, di prelati e militari, l' intenzione è, al fondo, rassicurante: proseguire nella nuova tecnica la pratica tradizionale del ritratto, traendo magari profitto per questa continuità dai lunghi tempi di posa che obbligavano i modelli a una gestualità convenzionale, ridotta e paludata. Queste precauzioni, come è noto, non ebbero lunga vita: sia perché ben presto l' esplorazione del mondo visibile si allargò a ogni tipo di soggetti, ben più inquieti e potenzialmente inquietanti rispetto all' ordine sociale che si voleva documentare nella sua saldezza, sia perché, proprio per i ritratti, la fotografia metteva allo scoperto una ineliminabile ambiguità. Da un lato mostrava una crudezza di lineamenti, talvolta persino una sgradevolezza fisionomica, che eliminava le levigatezze addolcite della pittura ritrattistica; dall' altro faceva balenare, mano a mano che i tempi di esposizione si andavano riducendo, una mobilità dell' espressione e dello sguardo che poteva anche sfuggire al controllo sociale mettendo in scena una diversa linea d' ombra: l' ansia o l' insicurezza davanti al nuovo, lo scivolare doloroso dei volti, la finzione di un fondale di cartapesta molto più evidente rispetto alla pittura. La mostra "L' immagine di sé. Il ritratto fotografico tra ' 800 e ' 900", che si inaugura domani presso la galleria "lanterna Magica" (via Goethe 43, visite sino al 7 agosto) prende le mosse dal libro-catalogo di Vincenzo Marzocchini presentato contestualmente alla inaugurazione (Lanterna Magica edizioni, pagine 170, Euro 34) e raccoglie 100 opere provenienti dalle collezioni dello stesso Marzocchini, di Vincenzo Mirisola e dell' archivio della galleria con autori e personaggi celebri, da Nadar a Disderi, da Napoleone III a Cavour e Mazzini: foto all' albumina, alla gelatina d' argento, al carbone ma anche moderne stampe fotografiche che hanno l' ambizione di raccontare l' evoluzione di un genere, dai prodromi agli sviluppi nella storia fotografica del Novecento, quando la sottolineatura dell' appartenenza sociale, diversamente articolata nel passaggio tra i due secoli dagli effetti flou del pittorialismo (lievi giochi d' ombra e di luce, ambientazioni estetizzanti e letterarie) tende ad arretrare in favore della verità del racconto e della psicologia. Come è noto, già nei primi decenni di storia della fotografia tecniche, procedimenti, modi e inquadrature si diffondono rapidamente da un capo all' altro d' Europa, artefice anche una schiera di fotografi itineranti che cercano le città migliori dove allestire i loro studi; né la Sicilia fa eccezione, accogliendo da Francia, Germania e Inghilterra una nutrita serie di artefici e creando le condizioni per la costituzione di una molteplicità di ateliers locali, i Seffer, gli Incorpora, gli Interguglielmi, questi ultimi tra l' altro eredi di una bottega di decoratori tardosettecenteschi. Sono in molti, a mettersi in posa: aristocratici - la fotografia fa presto breccia presso le classi nobiliari, diventando una pratica alla moda per paesaggi e tableaux vivants - ma anche borghesi e rappresentanti dei nuovi ceti amministrativi, esibendo in questi casi acconciature, abiti e volti talvolta impacciati, come se l' offrirsi allo sguardo dell' obiettivo comportasse ancora una esitazione, una remora, forse una diffidenza. L' immagine di sé sembra tradire in alcune di queste immagini un sentimento di fragilità e di insicurezza che è insieme sociale e psicologica, come se la nuova condizione non fosse stata ancora del tutto interiorizzata. Agli antipodi insomma dalla classicità cercata da Wilhelm von Gloeden a Taormina, travestendo contadini e garzoni da eredi del dio Pan - qualche foglia d' alloro sul capo, talvolta un lembo di stoffa: nient' altro a coprire i corpi nudi disposti nelle pose della cultura artistica accademica del tempo - , in una messinscena teatrale en plein air che recuperava la proiezione mitologica sul paesaggio fisico e antropologico dell' isola. E, più che di immagine di sé, occorrerebbe parlare di immagine dell' altro, di una Sicilia percepita ancora e raccontata come luogo della fascinazione esotica. Occorrerà aspettare la stagione del secondo dopoguerra perché nella rappresentazione dell' Isola tale aura, lentamente, evaporasse. Di quei decenni la mostra espone scatti di Nicola Scafidi - uno dei primi veri maestri del fotogiornalismo siciliano - e di Enzo Sellerio, il cui celebre scatto familiare (1967) con la piccola figlia Olivia redarguita dalla madre mentre cerca di salire nello studio del padre è accompagnato, in didascalia, dall' avverbio "abusivamente" che è una ulteriore nota di leggerezza divertita così ricorrente nello sguardo del grande fotografo. - SERGIO TROISI
|
||||